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Lavorare sui sogni in maniera gestaltica

“Sognare permette a ciascuno di noi di essere tranquillamente e veramente folle, ogni notte della nostra vita”  William Dement

Analizzare i sogni durante un percorso terapeutico è spesso un’esperienza entusiasmante (non solo per il paziente, ma anche per il terapeuta!!!).
Rivivere le emozioni del sogno, cogliere il senso del messaggio onirico e collegarlo all’esperienza di vita attuale significa fare un viaggio insieme che spesso culmina nella scoperta di un tesoro. Immagina una nave fantastica che ti permette di attraversare luoghi che mai avresti immaginato…

Prima di proporre un esempio, tratto dalla mia esperienza personale, farò una breve sintesi (che chi vuole può saltare!) sulla funzione del sogno, su cosa intendo per interpretazione e sull’approccio che utilizzo in terapia per lavorare sui sogni.

Il sogno è l’attività psichica che si svolge durante il sonno. Secondo Jung tale attività ha un obiettivo di autoregolazione e di creazione di benessere: attraverso la funzione compensativa il sogno armonizza la psiche facendo riemergere tutto ciò che è ignorato, trascurato o represso nella veglia; mediante la funzione prospettica il sogno anticipa nell’inconscio ciò che verrà attuato in futuro a livello conscio (il sogno non è profetico in senso letterale, ma svela piani intuitivi per arrivare a obiettivi desiderabili).

I sogni sono una fonte importante e molto ricca di conoscenza del nostro modo di essere, sono una risorsa per spiegare e capire il passato, il presente e per intuire verso quali orizzonti ci stiamo dirigendo.
Ogni persona rielabora e ritrasforma le specificazioni astratte esistenti valendosi di stimoli sensoriali presenti, memorie del passato e intenzioni prospettiche. Proprio in virtù di questo il sogno è creazione originale della persona che sogna.

 

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Guarire dal copione

Molto precocemente ogni bambino assume convinzioni su se stesso e sulla gente. E’ probabile che queste convinzioni (che possiamo riassumere sinteticamente nel modo seguente: 1) Io sono Ok; 2) Io non sono Ok; 3) Tu sei Ok; 4) Tu non sei Ok;) lo accompagneranno tutta la vita.

In AT queste convinzione di base su sé e gli altri è definita posizione di vita e viene usata per giustificare le proprie decisioni e i propri comportamenti. Rappresenta la posizione fondamentale che una persona assume circa il valore essenziale che percepisce in sé e negli altri.Scrive Berne (1972): “Sulla base di queste convinzioni egli costruisce la sua scelta di vita. “E’ un mondo buono, un giorno lo renderò migliore” (con la scienza, la dedizione, la poesia o la musica). “E’ un mondo cattivo, un giorno o l’altro mi ucciderò” (o ucciderò qualcun altro, impazzirò o mi rinchiuderò in me stesso). Forse è un mondo mediocre in cui fai quello che devi fare, e nel frattempo ti diverti; o è un mondo brutale, in cui fai bene a metterti su un colletto bianco e a confondere le carte al prossimo; oppure è un mondo duro, in cui per tutta la vita dai di ramazza, ti inchini mercanteggi, ti agiti e combatti; o un mondo cupo, in cui te ne stai seduto in un bar e speri; o un mondo futile, in cui ti lasci andare…” (1972; pp.55).

Una volta che una persona definisce il suo copione, partendo da alcune decisioni prese durante l’infanzia (probabilmente adattive in quel momento e in quel contesto), costituisce uno schema di riferimento sovra-ordinato che filtra le esperienze della vita. Di conseguenza sia la formazione della personalità, sia la eventuale sintomatologia della psicopatologia, derivano da decisioni prese nell’infanzia, che allo stato attuale, della vita adulta, possono essere modificate.

Quando ci si trova nel copione si tenta di risolvere le situazioni attuali riciclando una strategia infantile ormai inadeguata. La persona ad esempio può essersi accorta nei primi anni di vita che all’interno della famiglia certe emozioni sono approvate mentre altre sono proibite. Per ottenere “carezze” può darsi che nel passato abbia deciso (inconsapevolmente) di sentire solo ciò che è permesso (per assicurarsi l’affetto della persona significativa); oggi, tuttavia potrebbe continuare a non provare alcune emozioni, anche se non c’è nessun condizionamento esterno.

Chi è nel copione tende (ancora una volta al di fuori della consapevolezza) a mettere in atto sequenze ripetitive di transazioni nelle quali entrambe le parti finiscono per sperimentare sentimenti di frustrazione. Tali sequenze prendono il nome di giochi.

 

L’AT, come metodo di trattamento, ha come obiettivo l’autonomia dal copione.

 

Nella mia pratica clinica ho come obiettivo di aiutare il paziente a divenire consapevole di quelli che sono gli schemi del suo copione, nonchè a comprendere a quali ingiunzioni e controingiunzioni egli sta ancora obbedendo, boicottando il proprio potenziale positivo. Ho potuto riscontrare che, sebbene le convinzioni di copione siano molto radicate nel soggetto, esse possono essere contrastate da una altrettanto forte motivazione al cambiamento, determinata dall’insoddisfazione e dalla sofferenza per lo stato attuale. Il paziente può scoprire come oggi, in una situazione in cui non è più vulnerabile come quando era bambino, è in grado di individuare e mettere in atto nuovi modi di pensare, sentire ed agire, quindi di soddisfare i suoi bisogni autentici.
II ruolo che ho come terapeuta è di a iutare il paziente a trovare ciò che realmente vuole, chiarendo i conflitti interni che sono all’origine del suo disagio e della sua confusione. Il suo ruolo invece, è quello di ascoltarsi e osservarsi per scoprire in che modo si blocca. Ciò lo aiuta a uscire dalla posizione di vittima (del copione) e gli permette di sentirsi finalmente agente della sua vita.

 

BIBLIOGRAFIA

– Berne, E. (1971), Analisi Transazionale e psicoterapia: un sistema di psichiatria sociale e individuale, Roma, Astrolabio.

– Cavallero, G.C. (1994) L’Ideale dell’Io: un contributo alla teoria del copione. Atti del Convegno Nazionale di Analisi Transazionale. Bari 29
aprile-1 maggio. Roma: SIAT.

– Cavallero, G.C. (1997) Copione e sviluppo del Sé.

Quaderni di psicologia, analisi transazionale e scienze umane, 22, 137-149.

– De Luca, M. L.- Marletta, D. (1988), La rilevazione del copione: la scena infantile e il questionario, in Scilligo, P. – De Luca ,M. L.- Tosi, M.T. (Edd.) (1997), Analisi del copione strategie e tecniche di intervento, in “Teorie e Tecniche in Psicologia Clinica. Clinica Integrata- Unità 4”, Roma, IFREP